Italia 1 racconta i segreti di una città del Sud: come vedere la puntata

Una città del Sud è stata protagonista di “Freedom – Oltre il confine”, un programma che va in onda su Italia 1 alle ore 21:25, ed è condotto da Roberto Giacobbo



Una città del Sud, ieri sera, è stata protagonista di una trasmissione televisiva importante. Si tratta di “Freedom – Oltre il confine”, un programma che va in onda su Italia 1 alle ore 21:25, ed è condotto da Roberto Giacobbo. La città in questione è Catania, e la puntata è andata in onda ieri, 18 settembre 2020. A dare la notizia era stato proprio il conduttore, che su Facebook aveva pubblicato un video in cui anticipava i temi della serata. Il suo è stato un viaggio attraverso la Sicilia, specialmente a Catania, dove ha trattato del Colosseo Nero, l’Anfiteatro romano della città visibile nella parte occidentale di piazza Stesicoro, che lui stesso ha definito “opera ciclopica che si trova sotto il tessuto cittadino”.

Successivamente, ha mostrato ai telespettatori la Cattedrale etnea, in modo da far conoscere al grande pubblico televisivo Sant’Agata e la sua storia. La parte dedicata a Catania ha preso avvio dal centro storico e dall’anfiteatro romano di piazza Stesicoro. Con l’ausilio di riprese dall’alto e grafici tridimensionali, se ne sono ricostruite le forme, immaginando come dovesse essere nel periodo di maggiore splendore. Giacobbo, inoltre, ha anche ripercorso la storia dell’anfiteatro e dell’eruzione che si fermò proprio in quel punto, grazie all’effetto del velo della patrona cittadina.

Le riprese, inoltre, si sono concentrate anche sulla Cattedrale di Sant’Agata, dove è stata riaperta la teca che custodisce il velo della santa. La reliquia è considerata “la più cara ai catanesi”. Infine, il conduttore e la sua troupe hanno attraversato i cancelli che sbarrano l’ingresso al pubblico del resto dell’anfiteatro, quello che non è ancora visitabile.

La storia di Sant’Agata

La storia di Sant’Agata, tra l’altro, è una storia tragica. Ella nacque nell’anno 238 in Sicilia, a Palermo o Catania. Divenne diaconessa intorno ai 21 anni, ed ebbe un ruolo molto attivo all’interno della comunità cristiana, impegnandosi nella catechesi e preparando i giovani a battesimi, comunioni e cresime. Tra il 250 e 251 subì le molestie del proconsole Quinziano, che si innamorò di lei e le impose di ripudiare la propria fede. Agata però si rifiutò e per questo venne affidata alla custodia rieducativa di Afrodisia e delle sue figlie. Afrodisia era dedita alla prostituzione e il suo compito era proprio quello di corrompere la giovane per sottometterla al proconsole.

Spesso venne portata in orge e ritrovi dionisiaci, ma Agata riuscì a resistere agli attacchi a cui era sottoposta, trovando forza nella fede in Dio, tanto che le sue tentatrici, scoraggiate, decisero di riconsegnarla a Quinziano. Quest’ultimo, non riuscendo nel suo intento, decise di processare la ragazza, che fu portata in carcere dove subì molte violenze. Fu fustigata e sottoposta a un crudele strappo delle mammelle, per poi essere obbligata a camminare sui carboni ardenti. Morì nella sua cella il 5 febbraio 251.

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