domenica, Ottobre 24, 2021
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Tumore ai polmoni, uno studio del Pascale rallenta la malattia anche per i fumatori

La sperimentazione si chiama "Beverly": è promossa e gestita da una ricercatrice che, pur essendo giovanissima, già ha al suo attivo una serie di riconoscimenti internazionali

Da Napoli arriva un importantissimo studio che rallenta il tumore ai polmoni, posticipando la progressione della malattia di sei mesi e riducendo le dimensioni del tumore nel 70% dei pazienti. Grazie a questa brillante scoperta, la sopravvivenza è prolungata di undici mesi e riguarda in particolar modo i fumatori ed ex fumatori. I risultati dello studio scientifico dell'Istituto Pascale di Napoli sono stati presentati questa mattina a Parigi all'annuale congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo).

La sperimentazione si chiama "Beverly", nome scelto dopo un incontro con un farmaco "intelligente" già in uso nelle terapie, Erlotinib, e un antiangiogenico che blocca la capacità del tumore di crearsi dei propri vasi sanguigni denominato Bevacizumab, promosso e gestito da Marilina Piccirillo, in collaborazione con l'Unità Sperimentazioni Cliniche dell'Istituto Napoletano, diretta da Franco Perrone, e l'Oncologia Toraco-Polmonare guidata da Alessandro Morabito.

In totale sono stati coinvolti 160 pazienti arruolati nel 2016. "Stiamo parlando di pazienti – spiega al Mattino Marilina Piccirillo – con tumore al polmone che presenta una specifica mutazione genetica nel gene chiamato Egrf, che lo rende sensibile a una categoria di farmaci intelligenti, e che rappresentano circa il 15 per cento dei pazienti con tumore nel polmone nei paesi occidentali". Alla ricerca hanno chiesto di partecipare altri 42 centri. E la combinazione di farmaci è già stata registrata dall'Ema, l'agenzia europea sulla base di precedenti risultati di studi condotti in Asia: potrebbe quindi essere esteso e utilizzato per quei pazienti che non sono candidati al trattamento con un altro farmaco (Osimertinib), oggi utilizzato principalmente come prima scelta.

Inoltre, i dati suggeriscono di esplorare in ulteriori studi clinici se l'aggiunta di farmaci che contrastano la capacità dei tumori di costruire i propri vasi sanguigni può anche risultare efficace in combinazione con altri farmaci diretti contro la mutazione Egfr, in particolare nei fumatori o ex fumatori al momento della diagnosi. "Nelle nostre analisi, il beneficio dell'associazione con Bevacizumab sembra essere molto maggiore nel gruppo dei fumatori o ex fumatori", spiega Piccirillo.

Nei prossimi mesi è prevista l'analisi dei campioni di sangue raccolti durante lo studio per valutare anche l'utilità della biopsia liquida, attraverso la collaborazione dell'unità di Biologia Molecolare e Bioterapie diretta da Nicola Normanno. L'obiettivo è verificare se è possibile identificare gruppi di pazienti con maggiori o minori probabilità di beneficiare del trattamento con l'associazione di Bevacizumab ed Erlotinib.

"E' davvero motivo di orgoglio che un progetto interamente di questo valore sia stato pensato, progettato e coordinato dal nostro Istituto - conclude il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi - in particolare da una ricercatrice che, pur essendo giovanissima, già ha al suo attivo una serie di riconoscimenti internazionali".

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