mercoledì, Giugno 29, 2022
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Pentadattilo, il borgo fantasma arroccato su una roccia a forma di mano

Un paesino dal fascino surreale conosciuto da molti anche come "La mano del diavolo", per la particolarità della sua forma e le numerose leggende misteriose che lo avvolgono

Il Sud Italia, come sappiamo, è ricco di tesori nascosti che raccontano storie e leggende straordinarie, il più delle volte sconosciute ai più. Oggi vi parliamo di uno dei luoghi più suggestivi della Calabria, una vero e proprio gioiello che vale la pena visitare almeno una volta nella vita. Si tratta del borgo di Pentadattilo, incastonato tra le rocce del Monte Calvario, frazione del Comune di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria.

Il suo nome molto particolare deriva dalla forma insolita della roccia su cui si adagia. Una  enorme formazione in pietra modellata dalla natura con la forma di una mano ciclopica. La parola Pentadattilo, infatti, deriva dal greco "penta daktylos", cioè "cinque dita". Già nell'800 questo posto magico incantò scrittori, viaggiatori e artisti che lo definirono uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. Lo scrittore Edward Lear, ad esempio, una volta ha detto che la città è "così magica che compensa di ogni sforzo sopportato per raggiungerla".

Oggi Pentadattilo è considerato ancora un borgo magico e "fantasma" che conta circa 40 abitanti. Questo paesino dal fascino surreale è conosciuto da molti anche come "La mano del diavolo", proprio per la particolarità della sua forma di una mano gigantesca e le numerose leggende misteriose che lo avvolgono. Di recente il borgo calabrese è tornato a rinascere grazie ad una serie di progetti che stanno riportando il paese alla sua antica bellezza. Molte case sono state recuperate anche grazie all'auto di volontari.

La leggenda di Pentadattilo

Sono tantissime le leggende che aleggiano tra i vicoletti unici di Pentadattilo. Ma ce n'è una in particolare che ha come protagonista il castello del borgo e trae origine dalla strage degli Alberti. Questi furono membri di due nobili famiglie: gli Alberti e gli Abenavoli, tra le quali serpeggiava una grande rivalità. Secondo quanto si racconta, il barone Bernardino Abenavoli avrebbe voluto sposare Antonietta Alberti, ma la donna era fidanzata con Don Petrillo Cortez, figlio del viceré di Napoli.

Preso da una furia incontenibile, il barone entrò nel castello la notte di Pasqua e si vendicò di tutti, uccidendo anche il marchese Lorenzo Alberti, fratello di Antonietta. Il barone salvò solo Antonietta che fu rapita e portata a Montebello. I due si sposarono mentre Don Petrillo Cortez fu fatto prigioniero. Dopo tre giorni il matrimonio fu poi annullato dalla Sacra Rota. La leggenda narra che in inverno, di notte, tra le rocce del silenzioso e incantevole Pentadattilo, si sentano le urla di dolore del marchese Lorenzo Alberti.

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