lunedì, Settembre 27, 2021
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Straordinaria scoperta al Sud: ritrovata una nave romana carica di anfore a 92 metri di profondità

L'intervento dei periti della Soprintendenza ha permesso di confermare il ritrovamento, documentando alla profondità di 92 metri la presenza di un cospicuo carico di anfore

Un relitto romano del II secolo a.C., adagiato a 92 metri di profondità nelle acque antistanti l'Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, è stato individuato nelle scorse ore durante una ricognizione effettuata dal personale della Soprintendenza al Mare della Regione Siciliana a bordo della nave oceanografica Calypso South dell'Arpa Sicilia. La nave, dotata di strumentazione di alta precisione e condotta da specialisti del settore Mare dell'Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente, nelle scorse settimane ha effettuato, insieme a SopMare, ricognizioni subacquee per il controllo della presenza di reperti archeologici in acque profonde; le prime immagini sono state scattate dai tecnici dell'Arpa nell'ambito delle campagne di monitoraggio effettuate dal Rov, robot a guida remota.

L'intervento dei periti della Soprintendenza ha permesso di confermare il ritrovamento, documentando alla profondità di 92 metri la presenza di un cospicuo carico di anfore, molto probabilmente di tipo vinario, della tipologia Dressel 1 A. Alla missione speciale congiunta, apprezzata da tutto il governo Musumeci, hanno partecipato anche il direttore generale dell'Arpa, Vincenzo Infantino, e la Soprintendenza al Mare, Valeria Li Vigni.

"L'identificazione della nave romana sui fondali dell'Isola delle Femmine - sottolinea l'assessore ai Beni Culturali e all'Identità Siciliana, Alberto Samonà - è forse uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi mesi. Ancora più significativo se si considera che è il risultato dell'azione congiunta di due enti regionali. La sinergia del lavoro dei tecnici dell'Arpa Sicilia e della Soprintendenza del Mare, infatti, dimostra che la proficua interazione tra le discipline legate all'ambiente e all'archeologia può aiutare a far emergere dati molto importanti ai fini dell'approfondimento del studi sul 'Mare nostrum'".

"Arpa Sicilia si rivela un'istituzione essenziale, soprattutto se ben gestita e in stretto collegamento con l'Assessorato al Territorio e con l'intera Regione Siciliana - dichiara l'Assessore Regionale al Territorio e all'Ambiente, Toto Cordaro - Pur non essendo strettamente connesso alle consuete attività dell'Arpa, il recente ritrovamento archeologico costituisce un ulteriore pezzo forte del patrimonio conservato nei nostri fondali, che sarà recuperato quanto prima e darà nuova vita all'attrattività di la nostra isola" .

"Il Mediterraneo ci regala continuamente preziosi elementi per la ricostruzione della nostra storia legata ai commerci marittimi, alle tipologie di imbarcazioni, ai trasporti effettuati, alle talassocrazie, ma anche - precisa la Soprintendenza del Mare, Valeria Li Vigni - dati relativi alla vita a bordo e ai rapporti tra le popolazioni costiere. La missione congiunta ha permesso, dopo poche settimane, la seconda scoperta di eccezionale interesse che segue quella del contemporaneo relitto di Ustica. Il ritrovamento conferma la presenza di numerosi reperti archeologici nelle fasce batimetriche oltre i 50/80 metri, che ci stimolano a proseguire le nostre ricerche in acque profonde in sinergia con le competenze dei tecnici dell'Arpa, che continueranno a produrre ottimi risultati".

"Lo studio e il monitoraggio dell'ambiente marino, costantemente operato da Arpa Sicilia – afferma il direttore Vincenzo Infantino – continuano ad arricchire il quadro delle preziose bellezze presenti nel mare siciliano sotto molti aspetti, non solo in termini di specie e risorse ambientali, la cui tutela è un imperativo imprescindibile per la nostra comunità, ma anche il recupero di elementi essenziali per la ricostruzione della storia del nostro mare dal punto di vista dei movimenti commerciali".

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