Lotta ai tumori, la scoperta dei ricercatori del Sud: “Alcuni virus sono possibili vaccini naturali”

Per la prima volta nella letteratura scientifica è stata definita un'omologia tra antigeni tumorali umani ed antigeni virali: "Un nuovo orizzonte per lo sviluppo di vaccini preventivi e terapeutici anti-cancro"

Foto Facebook Istituto Nazionale Tumori IRCCS "Fondazione G. Pascale"


Da un centro sanitario all’avanguardia del Meridione arriva una scoperta di grande rilievo che potrebbe rivoluzionare lo studio sulla lotta ai tumori. Se si è stati esposti a un virus nel corso della vita, sia una semplice influenza o il Coronavirus, si può stabilire una memoria immunitaria ed essere protetti dal cancro e controllarne la crescita più velocemente. E’ quanto emerge da una ricerca condotta al Sud dagli studiosi dell’Istituto Tumore Pascale di Napoli, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale “Journal for Immunotherapy of Cancer”.

Lo studio è stato diretto da Luigi Buonaguro e da due giovanissime ricercatrici: Concetta Ragone, specializzanda di 30 anni e Carmen Manolio, laureata di primo livello di appena 23 anni. Per la prima volta nella letteratura scientifica, osservano gli autori della ricerca, è stata definita un’omologia tra antigeni tumorali umani ed antigeni virali.

Come riportato sulle pagine del Mattino, ciò che nel dettaglio è stato esaminato dai ricercatori del Pascale “è che la memoria immunitaria indotta dalle infezioni virali o batteriche (microrganismi) nel corso della vita di ogni singolo individuo, inclusi i batteri presenti nel nostro apparato gastroenterico, può risultare una vaccinazione naturale antitumorale. Se un tumore si sviluppa nel corso della vita in un individuo, esprimendo antigeni simili o identici ai microrganismi, le cellule della memoria immunitaria già presenti nell’organismo di tale individuo possono reagire in maniera rapida ed efficace contro il tumore.

Di conseguenza – proseguono gli autori – maggiore è il numero di microrganismi a cui ognuno è esposto nella propria vita, maggiore è lo spettro di antigeni contro cui viene indotta una memoria immunitaria, e maggiore è la probabilità che il sistema immunitario possa riconoscere antigeni tumorali eliminando le cellule tumorali nelle fasi iniziali e prevenendo così la progressione del tumore.

Tale omologia di sequenza è stata identificata nei virus influenzali, nei virus dell’herpes e nel papillomavirus: “Questa scoperta è stata confermata – spiega Buonaguro – dalla dimostrazione che linfociti umani sono in grado di cross-reagire nei confronti dell’antigene tumorale e del suo omologo virale. Ovviamente tutto ciò apre anche un nuovo orizzonte per lo sviluppo di vaccini preventivi e terapeutici anti-cancro di prossima generazione. Infatti, l’uso degli antigeni virali omologhi ed antigeni tumorali non solo può ridurre una risposta preventiva anti-tumorale ma può essere più efficace nell’indurre una risposta terapeutica contro il tumore”.