Al Sud c’è Camporeale, la città del vino e del legno: ecco perché

Qui ogni anno, ad inizio autunno, si svolge il Camporeale Day, una festa che dura giorni, all'insegna del cibo e delle tradizioni



Al Sud sono tanti i borghi caratteristici, pieni di storia e bellezza. In questo articolo vi parliamo di Camporeale, in Sicilia, denominata città del Vino e del Legno. Qui, infatti, l’economia è basata per lo più sull’agricoltura, sulla lavorazione del legno e sull’attività enologica. L’Istat ha censito in questo territorio, nel 1990, 112 ettari di vigneti, uno dei più pieni della provincia. E’ molto sviluppata anche la produzione di olio: gli uliveti, infatti, offrono un prodotto delicato e deciso. Qui tra l’altro, ogni anno, ad inizio autunno, si svolge il Camporeale Day, una festa che dura giorni, all’insegna del cibo e delle tradizioni.

Camporeale (Masciddi o Campurriali in siciliano) è un comune italiano di appena 3.145 abitanti, della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Per alcuni studiosi, è presso Camporeale che si sarebbe trovata l’antica città romana di Longaricum. La sua nascita si fa risalire al 22 maggio 1779, quando il re concesse al principe di Camporeale Giuseppe Beccadelli di Bologna il dominio assoluto sui Feudi e le tenute di Macellaro, Valdibella, Grisì e Massariotta, incamerate da Ferdinando IV di Borbone già dal 1767, in occasione dell’espulsione dal regno di tutte le comunità gesuitiche.

Le loro tenute furono amministrate fino al 1º agosto 1778 da una giunta speciale; in seguito le si vendette al bando. Così, sulle colline di Macellaro, si formava una nuova cittadina, che non si chiamò più Macellaro, ma Camporeale, in virtù dell’antico titolo nobiliare concesso un secolo prima, precisamente nel 1664, da re Carlo III a Pietro Beccadelli, principe di Camporeale.

Esso fu tra i centri più colpiti nel drammatico terremoto che nel gennaio del 1968 si scagliò sulla valle del Belice. Le nuove costruzioni, segno di una nuova vitalità dei camporealesi, sorsero successivamente a valle del vecchio abitato, e lì attualmente alloggia buona parte della popolazione. Dopo il sisma, molti camporealesi andarono via verso i paesi del nord, provocando una crisi ancora più grave sul posto.