Il Maestro Riccardo Muti al Sud con sua moglie Cristina: “Questo posto è unico”

In questi giorni il Maestro sta godendo dell'incanto di Ravello, dove sta soggiornando per il Ravello Festival



In questi mesi estivi vi abbiamo continuamente aggiornato sulla presenza di personaggi famosi nelle regioni meridionali. Un’estate strana, a causa dell’emergenza Coronavirus, che ha visto però il Sud ugualmente pieno di turisti, soprattutto italiani, che non hanno voluto rinunciare a qualche giorno di relax al mare.

E c’è chi al Sud si trova anche per altri motivi, come il Maestro Riccardo Muti, napoletano ma ovviamente giramondo, che in questi giorni sta godendo dell’incanto di Ravello, dove sta soggiornando per il Ravello Festival. “Un posto unico”, lo ha definito, mentre osservava il panorama dal Belvedere di Villa Rufolo, in compagnia di sua moglie Cristina. Arrivato in Costiera Amalfitana per impegni lavorativi, non ha comunque voluto perdere l’occasione di visitare il centro storico di questa perla: “Ero venuto qui solo tanti anni fa quando ero studente. Poi la vita mi ha portato altrove”, ha raccontato.

Il maestro, come riporta salernonotizie, ha girato a lungo per le vie della città, accompagnato dal direttore artistico Alessio Vlad e dallo staff del Festival. Il maestro è apparso rilassato e in vena di raccontare aneddoti, e si è concesso un giro anche tra le botteghe del centro, dispensando tante foto ai turisti che hanno scelto la Città della Musica anche per l’inizio di settembre.

Riccardo Muti ha sempre amato il Sud, ovviamente Napoli in primis. Qualche tempo fa vi avevamo ricordato le bellissime parole che aveva dedicato alla sua città d’origine, che ora vi riproponiamo: “Forse molti napoletani non sanno che hanno un vissuto culturale molto molto più importante di quello che credete. Se sei nato a Napoli il mondo ti riconosce e ti rispetta. Io sono figlio di questa città. Mia madre era una napoletana verace, tosta. Anche io sono uno tosto, ma non perché ho studiato a Berlino, Vienna e Londra ma a Napoli. C’è una napoletanità teutonica, da Federico II di Svevia, ai Normanni ecc., e quindi passo la vita oggi che sono nell’autunno di essa, a cercare di convincere girando il mondo che essere napoletani non significa essere identificati con elementi che finiscono per essere la parodia del folklore napoletano, ma che siamo gente tenace e molto disciplinata. E quando non lo siamo disciplinati, diventiamo anche simpatici ma questo non deve essere preso superficialmente”.

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