Al Sud c’è la Lettera di Adelasia, il documento più antico d’Europa

Essa fu scritta nel 1109, per mandare l’ordine ai vicecomiti della terra di Castrogiovanni di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna

Foto di repertorio


Il Sud conserva e custodisce tesori preziosi, di ogni tipo. Tra questi c’è anche il documento cartaceo più antico d’Europa, ossia la “Lettera di Adelasia”. Quest’ultima si trova in Sicilia, precisamente all’Archivio di Stato di Palermo. E’ una lettera scritta da Adelasia del Vasto, moglie di Ruggero I Conte di Sicilia, bilingue: in greco nella parte superiore, in arabo in quella inferiore.

La lettera di Adelasia: la storia

Essa fu scritta nel 1109, per mandare l’ordine ai vicecomiti della terra di Castrogiovanni (oggi Enna) di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna, visto che esso rientrava nel suo patrimonio personale. Ma la lettera è speciale per due motivi: prima di tutto, essa rappresenta la testimonianza di un continuo scambio culturale che avveniva con il mondo musulmano, visto che la carta è composta da una pasta di fibre di grano africano. Questo materiale era una novità all’epoca per la scrittura. L’uso della carta, già conosciuta dagli arabi e in Estremo Oriente, inizio verso la fine del XI secolo nelle aree europee.

Le cartiere si diffusero dal XIII secolo, così la carta sostituì gradualmente la pergamena, che si usava per lo più per documenti diplomatici e catastali. Questo rivela che Adelasia, per comunicare con i suoi vassalli, scelse la carta perché si trattava di qualcosa di secondaria importanza. Nel documento si intuisce che il monastero era soggetto a minacce esterne da parte di feudatari.

Chi era Adelasia

Adelasia del Vasto era la moglie (in prime nozze) di Ruggero di Sicilia, che sposò per suggellare l’alleanza tra Normanni e Aleramici. Dalla loro unione nacquero i figli Simone e Ruggero II,  e due figlie femmine. Quando Ruggero I morì, Adelasia assunse la reggenza e sposò Baldovino, re di Gerusalemme. Il loro matrimonio, però, fu un vero fallimento, e finì dopo appena tre anni e mezzo.