Patrizio Rispo: “Raffaele di Un Posto al Sole mi ha cambiato la vita”

"Raffaele" di Un Posto al Sole ha rilasciato un'intervista al Corriere del Mezzogiorno, in cui racconta del suo legame con la soap

Foto di Patrizio Rispo - Facebook


Dopo lo stop per l’emergenza Coronavirus, Un Posto al Sole ha ripreso la messa in onda da alcune settimane, per la gioia di tutti i suoi fan. La soap opera ambientata a Napoli si era fermata per gran parte della quarantena, lasciando spazio alle vecchie puntate. Ma adesso è tornata con nuove e avvincenti avventure.

Tra i grandi protagonisti della serie napoletana c’è lui, “Raffaele Giordano”, il portiere di Palazzo Palladini, storico personaggio della soap. E’ interpretato dall’amatissimo PAtrizio Rispo, che ai microfoni de Il Corriere del Mezzogiorno ha raccontato un po’ di sé e di Un Posto al Sole: “La mia passione per la recitazione è esplosa mentre ero al liceo e iniziai a frequentare proprio gli studi della Rai di Napoli, interpretando piccoli ruoli o facendo la comparsa in molti sceneggiati degli anni Settanta. Una palestra meravigliosa in una Rai che era tempio della narrazione televisiva. Mai avrei immaginato di ritornare in quei luoghi venti anni più tardi per un ruolo che avrebbe cambiato la mia vita”.

L’attore di teatro, cinema, tv, cabarettista e stuntman, Rispo, è orgoglioso del ruolo nella soap, che gli ha cambiato la vita. Un Posto al Sole è una soap amata in tutto il mondo: “Mi trovavo in un piccolo e affollato ristorante in Vietnam, ai confini con la Cina. Stavo mangiando e a un tratto sentii la sigla di apertura di “Un posto al sole” provenire dalla sala accanto. Si alzarono tutti per andare a vedere la puntata della soap. Mi alzai anche io, non credevo ai miei occhi. Erano letteralmente incollati al televisore!”.

“Dall’Ucraina alla Cina, per non parlare degli Stati Uniti d’America: l’abbraccio del pubblico degli Usa è incredibile. Siamo andati in tour molte volte lì a incontrare i telespettatori. Ogni giorno mangiavo in una casa differente ed ero accolto con un affetto davvero incredibile. Grazie alla nostra soap molti italo-americani di terza o quarta generazione si sono riappropriati della lingua italiana e napoletana”.

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