lunedì, Settembre 27, 2021
HomeSud ItaliaPersonaggiCoronavirus, il medico del Sud partito volontario per Bergamo ad aiutare i...

Coronavirus, il medico del Sud partito volontario per Bergamo ad aiutare i malati

A marzo decise di partire per Bergamo, una delle città messe in ginocchio dal virus, per dare il suo contributo

L'emergenza Coronavirus, come detto tante volte in questi mesi, ha creato una rete di solidarietà incredibile, che ha avvicinato Nord e Sud come forse mai prima d'ora. Nei momenti più duri, non sono mai mancati gesti e iniziative di solidarietà, specialmente verso le regioni settentrionali, maggiormente colpite dal virus. Da "giù" è salito di tutto: mascherine, gel igienizzante, frutta, verdura, e anche persone. Sì, perché alcuni medici hanno deciso di portare volontariamente il proprio aiuto nei luoghi più martoriati dal Covid-19.

Tra questi c'è un giovane medico di Montelepre, un comune di 6mila abitanti della provincia di Palermo, Leonardo Gaglio, che lo scorso 15 marzo ha deciso, pochi giorni dopo il suo 30esimo compleanno, di partire per Bergamo per dare il suo contributo nella lotta al virus. Come? Ovviamente curando in prima persona i pazienti affetti dalla malattia, aiutando i colleghi del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Papa Giovanni XXIII lombardo.

E' stato mesi lì, in una delle città più colpite dal virus. Un'esperienza che lo ha segnato. E che ha commentato così in una lettera inviata ad alcuni giornali: "Tra le mura dell’ospedale di Bergamo ho avuto la possibilità di toccare con mano la sofferenza, la malattia, l’animo umano. I turni estenuanti ci hanno messo a dura prova, ma il lungo tempo che passavamo in ospedale ha creato qualcosa di speciale: una famiglia".

La sua storia, inoltre, è stata raccontata in un libro: 14 storie ai tempi del Coronavirus, il cui ricavato andrà in beneficenza per creare un bellissimo circolo di solidarietà. Ma lui, Leonardo, dopo questa esperienza difficile, spera di tornare in quella città: "Spero un giorno di poter tornare a Bergamo, quando sarà finito tutto, per abbracciare i colleghi e tutti i pazienti. Per ricordare insieme chi non ce l’ha fatta, rendergli onore. Semplicemente per riconoscersi perché imbardati eravamo tutti uguali".

Fonte Foto: Facebook 14 storie ai tempi del Coronavirus

LEGGI ANCHE...