Coronavirus, giovane del Sud percorre 300 km in bici per riabbracciare la fidanzata

La storia di un ragazzo meridionale che percorre 300 km in bici per riabbracciare la sua ragazza dopo il Coronavirus



L’amore non conosce limiti, neppure quelli geografici. L’emergenza Coronavirus, che ha tenuto distanti le persone, ha rafforzato ancora di più quei legami che già prima erano veri. E appena finito il lockdown, c’è stata una vera e propria corsa per abbracciarsi. E c’è chi per farlo ha realizzato una vera e propria impresa. Come Giovanni, che ha viaggiato in bicicletta dalla Costa d’Amalfi a Roma per rivedere la sua fidanzata dopo il Covid.

La sua impresa scalda il cuore, e l’ha racchiusa su un diario di viaggio “L’amore è il motore del mondo”, in cui ha scritto ogni giorno tutte le sue tappe verso la casa dell’amata. Il suo tragitto è stato molto lungo: da Polvico a Tramonti in Costiera Amalfitana fino a Roma. Dalla Campania al Lazio. Quasi 300 chilometri pedalando sulle due ruote. Aveva promesso che lo avrebbe fatto alla fine del lockdown, e così è stato. Nell’ultimo post su Facebook, Giovanni ha condiviso con il mondo tutta la sua gioia, compresa una foto con la sua fidanzata, che ha potuto finalmente riabbracciare:

“L’AMORE È IL MOTORE DEL MONDO” – DIARIO DI VIAGGIO/5
La notte in tenda mi ha regalato un risveglio magico con il sole che timido filtrava tra le nuvole. Magiche sensazioni. Il tempo di rimettere tutto a posto (tranne le gambe oggi veramente indolenzite) e via. Si riparte. Ero stanco. Lo sapevo già dalle prime pedalate ma l’idea che mancavano solo 74 km tra me e Rosie mi dava una carica inimmaginabile. Così dopo colazione e visita rapida di Fiuggi, mi butto a capofitto per la ciclabile fino a Paliano. Che spettacolo ragazzi.

Segue tutta la tratta di una vecchia ferrovia dismessa. Piove abbastanza ma tanto si è capito che un po’ di acqua addosso dovevo beccarla tutti i santi giorni di sto giugno anomalo. Ma non importa. Ridevo da solo e parlavo a me stesso. Così come ho fatto per tutti e 5 questi giorni di pedalate. Sono stato il mio migliore amico, un confidente, una persona che ho anche stimato per l’entusiasmo mai vano. Anche quando le strade infinite del Vivaro sembravano crearmi allucinazioni.

Gli ultimi 30 km sono stati tutti così. Durissimi perché ormai ero alla fine e tutto me lo faceva intendere. Ma che gioia quando dietro quella stradina ho visto la ragione del mio viaggio, la mia Rosie. Prima di quella curva ho pensato che con questa avventura stessi facendo a lei un grande regalo ma in fin dei conti penso che il regalo l’ho fatto anche a me stesso. Viva i sognatori”.