Coronavirus, è nata una schiuma made in Sud che distrugge il virus

Quella creata da due ricercatori meridionali, è una speciale schiuma che previene la contaminazione e riduce il rischio di infezione da Coronavirus



Nell’emergenza Coronavirus, che ha investito il mondo senza risparmiare quasi nessuno, un ruolo fondamentale lo sta avendo la ricerca, decisiva nella conoscenza di questo nuovo nemico e di eventuali armi per sconfiggerlo. Anche nei momenti in cui la pandemia è stata più acuta, infatti, gli studiosi non si sono mai fermati, facendo di tutto per accelerare i loro lavori e mettere a nudo un nemico invisibile che ha messo in ginocchio tanti Paesi, provocando centinaia di migliaia di morti.

I ricercatori, oltre a sperimentare nuove terapie, sempre più mirate per il Covid-19, e ovviamente cercare il vaccino (per cui però si parla di tempi molto lunghi), si stanno occupando anche di altre novità che potrebbero comunque rivelarsi utili alleate nella lotta al virus.

Ad esempio, parla meridionale un’invenzione nata a metà tra l’Abruzzo, il Lazio e la Puglia. Il professor Roberto Verzicco, docente a L’Aquila e a Roma, e il professor Arcangelo Liso, ematologo dell’Università di Foggia, hanno infatti creato una speciale schiuma che previene la contaminazione e riduce il rischio di infezione da Coronavirus.

I due, infatti, hanno unito le loro competenze in fluidodinamica e conoscenza dei meccanismi di contagio di virus e batteri, creando questa schiuma particolare, che usata nei bagni impedisce la diffusione di agenti patogeni, riducendo il rischio infezione. Questo progetto, la cui ricerca era nata e partita molto prima dell’epidemia, si sposa però benissimo anche con la prevenzione del Coronavirus.

La formulazione della schiuma è efficace ed è diversa da quelle che si possono trovare solitamente in commercio. Gli scienziati, infatti, hanno già depositato la domanda di brevetto. Quest’ultima, se accolta, potrebbe dare il via ad un prodotto che si preannuncia molto valido, con scenari importanti nella lotta al Covid.

Il lavoro dei ricercatori del nostro Sud si conferma, quindi, ancora una volta utile e prezioso.

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