Lo scrittore americano che venne al Sud per parlarne male ma poi se ne innamorò

Mark Twain fu definito da Hemingway "padre del romanzo americano"



Mark Twain, lo scrittore che Hemingway definì “padre del romanzo americano”, nel 1867 visitò Napoli, con l’obiettivo di parlarne male. Ma qualcosa andò diversamente. Quando arrivò nella città partenopea, non aveva ancora scritto i due romanzi di maggiore successo (“Le avventure di Tom Sawyer”e “Le avventure di Huckleberry Finn”), ma era già noto al grande pubblico, ammirato e odiato allo stesso tempo.

Molti, infatti, non sopportavano il suo essere polemico e sarcastico, e forse in un certo senso temevano proprio il suo giudizio. Nel giugno 1867 arrivò in Italia, prima a Roma, poi a Napoli, dove avrebbe dovuto prendere la nave per tornare in America. La nave, però, fu messa in quarantena, e Twain fu costretto a prolungare la sua permanenza nella città partenopea. Napoli inizialmente gli sembrò una città senza ordine sociale, con un’accozzaglia di gente appartenente ai vari ordini, ma tutta incredibilmente mescolata insieme. Così come notò che Napoli era “fasto e indigenza”, una duplice faccia che ancora oggi però rappresenta forse la sua unicità.

Lo scrittore va poi a Ischia e Capri e sale sul Vesuvio, da Torre Annunziata. Dall’alto della Montagna,la veduta di Napoli è magnifica”, è “una collana di diamanti” che brilla “in lontananza attraverso l’oscurità, meno brillante delle stelle lassù, ma di una bellezza più soffice, più ricca. E oltre la città, lontano, estese su miglia di campagna, erano sparsi linee, circoli, gruppi di luci, tutti brillanti come gemme, che segnalavano il posto dove un gruppo di villaggi stava dormendo”.

La lava del Vesuvio scatena in lui una riflessione molto profonda: “tutte queste forme incantate, questo panorama turbolento, questa tempestosa, enorme distesa di nero, con le sue elettrizzanti suggestioni di vita, di azione, di moto furioso, ribollente, impetuoso: tutto questo era pietrificato, colpito a morte e raffreddato nell’istante stesso della sua più frenetica turbolenza, incatenato, paralizzato, con lo sguardo torvo di rabbia impotente rivolto al cielo per sempre”.

Twain – come ricorda ilmediano.com in un articolo a lui dedicato – partito con l’intenzione di parlare male di Napoli, in realtà poi se ne innamorò, anche se non risparmiò – come era nel suo stile – di sottolineare comunque le cose che meno gli erano piaciute.