Il New York Times innamorato dei vini del Sud

Il prestigioso giornale americano ha condotto un reportage sui vini dell'Italia, e quelli del Sud hanno conquistato metà classifica



Non è certo una novità che i prodotti della nostra terra attirino gli sguardi stranieri, anche quelli più importanti. Quindi non ci stupiamo particolarmente se il New York Times sia stato conquistato dai vini della nostra terra, dedicandogli un ampio servizio. Il reportage, realizzato da Eric Asamov, prevedeva la scoperta dei vini bianchi italiani, a dispetto della “fama” più prestigiosa di quelli rossi.

Il giornalista, all’inizio del suo pezzo, innanzitutto spiega che l’Italia è la maggiore produttrice di vino al mondo e, a sorpresa, che la sua produzione maggiore è quella del bianco, e non del rosso, come avveniva probabilmente in passato. L’inversione di tendenza è iniziata nel 2011, poi salita sempre di più fino a che il bianco ha conquistato il 57% della produzione del Belpaese.

Molti dei vini selezionati dal reporter hanno un prezzo ragionevole e sono di ottimo valore, oltre ad essere freschi e leggeri, ottimi anche d’estate.

Dei 10 vini italiani scelti da Asamov, ben 5, quindi la metà, sono meridionali: “Le mie scelte sono state indirizzate a: un trebbiano abruzzese e un pecorino, entrambi abruzzesi; tre della Sicilia, un carricante dell’Etna, un grillo dalla Sicilia occidentale e una miscela di insolia e grecanico della regione Vittoria; uno zibibbo calabrese e un verdicchio marchigiano; un grechetto umbro, un cortese piemontese e un kerner altoatesino”.

Come sottolinea il giornalista, molti di questi vini hanno più nomi a seconda della regione in cui viene coltivata l’uva: “Il Grecanico in Sicilia è lo stesso della garganega in Veneto, l’uva primaria del Soave. Il Trebbiano Abruzzese è diverso e superiore alla miriade di trebbiani coltivati ​​altrove in Italia. Lo zibibbo è lo stesso vitigno altrove nel mondo noto come moscato di Alessandria. L’insolia, scritta anche inzolia, è conosciuta in altre parti d’Italia come Ansonica”.

E’ bello, quindi, constatare che i prodotti del Sud e la loro eccellente qualità arrivino ad essere conosciuti e amati istantaneamente in tutto il mondo.

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