domenica, Agosto 1, 2021
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Coronavirus, l'infermiera meridionale che canta ai pazienti per farli sentire meno soli

La donna ha spiegato di aver preso a cuore ogni paziente, e ha cercato nel suo piccolo di trasmettere a ciascuno un po' di serenità

In questi mesi di emergenza Coronavirus sono tante le storie di solidarietà che vi abbiamo raccontato. Storie senza appartenenza geografica, storie di umanità, di generosità, senza distinzione alcuna. Ma anche storia di speranza, storie di chi si è ammalato, ha lottato ed ha vinto. A qualunque età. Ma se questo, se guarire e tornare a vivere è stato possibile per tanti, lo si deve a loro, gli eroi in corsia, i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari che da marzo stanno combattendo ininterrottamente la guerra di ogni paziente.

E molti di loro non lo fanno soltanto in maniera professionale, non lo fanno soltanto con terapie e medicine, ma lo fanno con amore. Questo fattore è determinante, lo è sempre, ma con il Coronavirus lo è ancora di più: i malati sono separati da tutto, lontano dai familiari, chiusi nelle loro terapie intensive, con le loro paure e la loro sofferenza. Quegli angeli in camice sono l'unico contatto umano e con il mondo che possano avere.

E a questo proposito, oggi l'agenzia adnkronos ha raccontato la bellissima storia di Claudia, una giovane infermiera di Castellammare di Stabia (Napoli), che ha svelato queste settimane difficili a contatto con un nemico sconosciuto e spietato. La donna ha spiegato di aver preso a cuore ogni paziente, e ha cercato nel suo piccolo di trasmettere a ciascuno un po' di serenità. Come? Cantando delle canzoni. A ognuno il suo gusto musicale.

New York, New York, Mamma son tanto Felice, e tanti altri brani. Claudia nel suo piccolo non ha mai abbandonato i suoi pazienti: "Siamo stati e siamo l'unica possibilità di contatto dei pazienti Covid con le famiglie - osserva - Gli unici a poter loro comprare una bottiglia d'acqua. Gli unici, nei casi peggiori, a poterli confortare e anche a versare le prime lacrime quando abbiamo assistito all'aggravamento improvviso e fatale della malattia".

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