Il Coronavirus ha effetti diversi su uomini e donne: studio del Sud spiega perché

Un altro importante passo avanti nella conoscenza del virus è stato realizzato dai nostri ricercatori, che lavorano instancabilmente anche in questo periodo



Il Coronavirus ha effetti diversi su uomini e donne. Le statistiche in possesso degli esperti, infatti, parlano chiaro: negli individui di sesso maschile il virus si presenta in maniera più aggressiva, condizionando ovviamente anche la percentuale di letalità. Ma cosa comporta questa differenza? Hanno provato a spiegarlo gli studiosi del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Catania, in collaborazione con l’Università Magna Graecia di Catanzaro, in una ricerca pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences.

Lo studio, intitolato “Sex-Specific SARS-CoV-2 Mortality: Among Hormone-Modulated ACE2 Expression, Risk of Venous Thromboembolism and Hypovitaminosis D”, è un ottimo strumento per comprendere già alcuni meccanismi che causano la diversa potenza del virus a seconda del sesso.

Una delle spiegazioni è da ricercare nell’enzima ACE2, coinvolto nella conversione della angiotensina 2 in angiotensina, che rappresenta la “porta di ingresso” del virus all’interno delle cellule dell’apparato respiratorio e del cuore. Secondo alcuni dati sperimentali, l’enzima ACE2, da cui dipende proprio l’infezione da Covid-19, sarebbe maggiormente presente nel sesso maschile, influenzata dai livelli di testosterone.

Questo spiegherebbe quindi la maggiore suscettibilità all’infezione per gli individui di sesso maschile. Inoltre, alcuni studi attribuiscono al testosterone un ruolo determinante anche nella formazioni di fenomeni tromboembolici, che sono un elemento condizionante della gravità del Coronavirus. L’altra ipotesi riguarda invece la carenza di Vitamina D, molto frequentemente riscontrata nei soggetti maschi di età avanzata, e che quindi favorirebbe l’ingresso dell’infezione.

Un altro importante passo avanti nella conoscenza del virus è stato quindi realizzato dai nostri ricercatori, che lavorano instancabilmente anche in questo periodo.

Lo studio sopracitato è stato condotto dal professore Sandro La Vignera, endocrinologo dell’Ateneo catanese, insieme con i colleghi Aldo E. Calogero (ordinario di Endocrinologia dell’Ateneo Catanese), prof.ssa Rosita A. Condorelli, Rossella Cannarella (Dottoranda di ricerca in Biomedicina Traslazionale), Francesco Torre, e con il professore Antonio Aversa, Ordinario di Endocrinologia dell’Università calabrese.

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