giovedì, Dicembre 2, 2021
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Giorgio Parisi: "Ecco come mi feci scappare un Premio Nobel da sotto il naso a 25 anni"

Con un contributo che porta la sua firma pubblicato sul "Corriere della Sera", lo scienziato spiega che a 25 anni ha perso l'occasione di scrivere un articolo da Nobel: la storia

Il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi racconta un retroscena della sua straordinaria carriera che risale al 2002. Con un contributo che porta la sua firma pubblicato sul "Corriere della Sera", lo scienziato spiega che a 25 anni ha perso l'occasione di scrivere l'articolo che di fatto sancì poi la nascita della Cromo Dinamica Quantistica: "Non sono mai riuscito a capire se lasciarsi sfuggire un premio Nobel da sotto il naso a 25 anni sia qualcosa da raccontare con orgoglio o piuttosto uno di quei segreti un po' vergognosi che sarebbe meglio dimenticare. Io propendo per la seconda ipotesi, ma siccome la storia è gustosa, la scrivo lo stesso. Tuttavia bisogna fare uno sforzo per capire il contesto, altrimenti appare insipida…", si legge nell'estratto del libro che sarà pubblicato da Rizzoli.

Ecco la storia: "Un giorno, mentre facevo il bagno nella vasca della casa dei miei genitori, nel gabinetto con le pareti ricoperte di marmo arancione, mi concentrai sul problema. Identificai tre contributi alla funzione beta: due avevano segno opposto e si cancellavano tra di loro, il terzo era irrimediabilmente positivo: quindi il segno finale era positivo. Tuttavia se avessi perso un po' di tempo in più e impostato il conto utilizzando le regole di calcolo per le teorie di Yang-Mills avrei notato che c'è stato un quarto contributo, negativo, che dominava il risultato che è stato negativo. Ma il risultato positivo mi piaceva, non ho controllato il conto e sono rimasto con la convinzione errata.

Nella conferenza di Marsiglia del '72, il fisico di Utrecht Gerard 't Hooft (26 anni) annunciò di aver calcolato il segno della funzione beta nelle teorie di Yang-Mills e il risultato era negativo! Il grande annuncio cadde nell'indifferenza totale...L'unica persona che comprese appieno l'importanza del risultato di 't Hooft fu Kurt Symanzik, un brillante fisico tedesco sulla cinquantina, che incoraggiò 't Hooft a scrivere un articolo sull'argomento.

Ero molto amico di Symanzik: nello stesso anno andai a trovarlo ad Amburgo: mi portò sulla torre della televisione dove in un ristorante in cima si potevano mangiare tutte le torte che si volevano (ne avevano di sei tipi e io ne presi una fetta di ciascuno), mi portò a vedere una bellissima edizione del Flauto Magico, mi invitò a cena a casa sua per mangiare gallette con sgombri sott'olio accompagnati da latte a lunga conservazione rinforzato con latte concentrato, discutemmo di fisica per decine di ore sviscerando tutti i possibili argomenti di interesse comune, ma non mi parlò del risultato di 't Hooft".

"Non ci venne in mente di considerare la carica di colore come aveva proposto Gell-Mann. Bastava che in quel momento avessi visto il nome di Gell-Mann scritto da qualche parte (per esempio sulla lavagna), o che nei giorni successivi qualcuno, anche a tavola, avesse parlato del modello Gell-Mann, io sarei corso da 't Hooft, gridando 'Eureka': in un paio di giorni avremmo fatto i controlli necessari e inviato il lavoro alla rivista. Era stata una cecità incredibile, di cui io porto tutta la responsabilità... Pochi mesi dopo Politzer da un lato, Gross e Wilczek dall'altro, rifecero il conto di 't Hooft e identificarono le cariche dei campi di Yang-Mills. Era la nascita della QCD (Crono Dinamica Quantistica) e l'articolo valse ai tre autori il Premio Nobel nel 2002. Io mi feci sfuggire un articolo potenzialmente da Nobel, ma rimasi con una bella storiella da raccontare".

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