Coronavirus, Giulio Tarro: “Siamo in una curva epidemica finita: vi spiego perché”

Il virologo Giulio Tarro è tornato a parlare di Coronavirus sulle frequenze di "Un Giorno Speciale", su Radio Radio



Torna a parlare Giulio Tarro, il virologo che in questi mesi si è battuto per evitare l’allarmismo e il panico (secondo lui) ingiustificati. Il Coronavirus è cambiato, è diventato più sopportabile e asintomatico e meno letale. E, secondo lui, anche se i numeri sono in rialzo, non c’è da preoccuparsi. Sulle frequenze di “Un Giorno Speciale”, su Radio Radio, Tarro ha spiegato perché l’aumento dei positivi asintomatici può in realtà essere persino un buon segnale, che denota l’avvicinamento verso la risposta “immunocellulare” del virus.

E i casi più gravi, secondo lui, sarebbero eccezioni, che andrebbero confrontate con i dati statistici nel loro complesso. Queste le parti più salienti della sua intervista:

Sull’aumento dei positivi

Il fatto stesso che nell’ultimo periodo ci sia quest’alta percentuale di positività è estremamente positivo: sul dire che ci troviamo in quelle condizioni in cui siamo “vaccinati” perché abbiamo avuto l’in contro col virus. Sappiamo che il beta-coronavirus nel 50% dei casi della popolazione ha una risposta cosiddetta immunocellulare. E’ l’immunità cellulare, non solo tramite gli anticorpi, ma anche grazie i nostri linfociti che sono in grado di proteggerci.

Il virus è mutato?

C’è una dichiarazione scritta di Anthony Fauci in cui parla di “virus erpetici”. Si dà il caso che i virus erpetici sono quelli che io ho studiato da sempre, prima con Sabin a Cincinnati, poi a Napoli, ed è una possibilità da tenere in considerazione. Adesso è dimostrato che le varianti virali hanno qualcosa di diverso proprio perché il nostro organismo convive con questo virus che già si è modificato.

“Il virus non ha interesse a ucciderci”

Ci sono casi in cui il virus è in grado addirittura di aiutare la cellula ospite, si riesce persino in alcune situazioni a produrre una sostanza utile a tutto l’organismo. Ci sono situazioni molto interessanti perché questa convivenza virale non è iniziata adesso ovviamente, ma milioni di anni fa“.

E ancora: “Il centro di malattie contagiose (che corrisponde a quello americano) ha stabilito che se uno fa il tampone, vista la aleatorietà del tampone stesso, se dovesse essere positivo ma ha già avuto il covid con annessi anticorpi, il tampone è di per sé giudicato falso positivo, quindi non ha nessuna importanza perché è rappresentato da un acido nucleico “morto”. Diventa molto importante stabilire questo, perché proprio nella situazione in cui ci troviamo adesso in cui sono stati decuplicati i tamponi è normale: siamo una popolazione molto più rispondente al passaggio virale, infatti si dice che già a fine marzo 10 milioni di italiani fossero andati incontro al virus, per cui tutto questo corrisponde a quanto era già risaputo: siamo in una curva epidemica finita”.