Craco, la città fantasma del Sud che ha fatto innamorare anche i giapponesi

Questo borgo è stato spesso soggetto a frane, fino ad essersi completamente svuotato, diventando "fantasma"



Il Sud è pieno di luoghi fantastici, spesso introvabili nel resto del mondo. E tra questi, tanti sono abbandonati, e il più delle volte quindi sconosciuti. Ma ci sono delle eccezioni. Come Craco, un paese che dista 50 km da Matera e che, nonostante l’abbandono, ogni anno accoglie tra le sue rovine migliaia di visitatori. Qui, nel cuore dei calanchi lucani, su una collina di roccia bianca, sorge questo paesino un tempo conosciuto come “paese del grano”. In passato, infatti, la produzione era talmente forte che la manodopera era insufficiente, tanto da richiamare persone anche dal Salento. Era quindi un paese pieno di vita e lavoro.

Successivamente, però, tra gli anni ’60 e ’70, il paese fu evacuato a causa di una frana avvenuta nel 1963. Le strutture cedettero lentamente, e il borgo fu svuotato un po’ alla volta. Quella frana, però, non fu la prima a colpire Craco. Già nel 1688 un terremoto causò circa 400 morti e produsse frane su un territorio che già per natura era instabile. Infatti, nel 1888, nel paese si verificò la prima frana documentata, un vero disastro causato dalla costruzione di un ponte ad archi.

Successivamente, la situazione rimase stabile fino al 1959 circa, quando una pioggia importante riattivò le frane, che causarono crepe nelle abitazioni a monte del paese. Così, qualche anno dopo, il pericolo divenne più imminente e le prime case vennero evacuate. Fino al 1974, quando Craco disse addio ai suoi ultimi abitanti.

Nonostante l’abbandono e la desolazione, però, questo borgo ha continuato ad affascinare le persone, tanto da diventare set di molti film, come “The Passion” di Mel Gibson. Ma non solo, visto che ogni anno questo luogo viene visitato da migliaia di persone, accompagnate da una guida turistica. Pare, inoltre, che Craco abbia letteralmente stregato i turisti giapponesi, che possono fruire di visite guidate in madrelingua, integrate con materiale informativo e storico interamente tradotto. Una specie di partnership con le realtà giapponesi, che dimostra come l’interesse verso questo luogo arrivi davvero da ogni parte del mondo.