martedì, Ottobre 19, 2021
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Dalla Lombardia al Sud per un'operazione: medici salvano la vita a un bambino

A realizzare l'intervento delicatissimo e urgente è stato il chirurgo Jean de Ville de Goyet, un luminare belga da tre anni in servizio nel centro di eccellenza trapianti siciliano

Anche in emergenza Coronavirus, continuano ad arrivare notizie belle e positive dalla Sanità meridionale. Storie di speranza, di guarigione e di grandi interventi, come quella realizzato per il piccolo Riccardo, un bimbo di 14 mesi che dalla Lombardia è arrivato in Sicilia per un trapianto.

Il neonato è arrivato all'Ismett di Palermo lo scorso 13 maggio, da Varese, insieme ai suoi genitori. Un viaggio della speranza, culminato in un trapianto di fegato grazie alla donazione del suo papà.

A realizzare l'intervento delicatissimo e urgente è stato il chirurgo Jean de Ville de Goyet, un luminare belga da tre anni in servizio nel centro di eccellenza trapianti siciliano.

Riccardo è stato dimesso due giorni fa, ma la famiglia resterà qui ancora per un po' di tempo: "Resteremo in Sicilia fino ad agosto - dice sua mamma a La Repubblica– vogliamo conoscere la terra dove nostro figlio è rinato".

Ed è proprio nell'isola meridionale che Riccardo ha cominciato a muovere i primi passi: "Finora non ha imparato a camminare. Il suo addome gonfio glielo impediva. Prima dell'arrivo a Palermo eravamo in cura a Brescia. Riccardo ha subito un primo intervento in cui gli sono state ricostruite le vie biliari con un pezzo di intestino. Ma dopo qualche mese la malattia ha ripreso vigore e ci hanno detto che era necessario un trapianto di fegato".

I genitori di Riccardo avevano due opzioni: operare il piccolo a Bergamo, vicino casa, oppure arrivare a Palermo. E hanno scelto la seconda.

La famiglia di Varese è in Sicilia da marzo, quando hanno preso a Palermo una casa in affitto, a pochi passi dall'ospedale. Qui trascorrono 60 giorni di quarantena con il bimbo, poi il via libera al trapianto. Il 13 maggio la doppia operazione, al papà e al piccolo: "E' stata dura affrontare questa situazione lontana dalla mia famiglia - dice la donna - ma ero sicura che i miei due uomini fossero in buone mani. Non smetterò mai di ringraziare il professore Jean de Ville e la sua squadra, che ci hanno trattato come una famiglia. Sono i nostri supereroi”.

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