sabato, Luglio 24, 2021
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Casamassima, la città blu che ricorda quelle di India e Marocco

In Puglia c’è una città blu che assomiglia tantissimo a quelle di India e Marocco. Stiamo parlando di Casamassima. Confrontando le foto del suo borgo è facile ritrovare delle somiglianze con le città di Jodhpur (India), Chefchaouen (Marocco) e Safed (Israele). Ma cosa accomuna queste quattro città così distanti tra loro che sono state chiamate le “città blu” (Blue city)?

Il colore blu delle mura e delle porte delle case è una caratteristica che ha incuriosito tantissimi studiosi in tutto il mondo. Può essere solo una forma di emulazione o un vezzo estetico? La risposta a queste domande è stata trovata dall’architetta Marilina Pagliara, che ha legato il colore blu con motivi religiosi, comuni agli altri paesi.

L’omaggio di Casamassima al velo della Madonna

Finora si pensava che il colore azzurro del paese di Casamassima fosse legato al ‘Maphorion’, il velo della protettrice del villaggio, cioè la Madonna di Costantinopoli: gli abitanti del luogo avrebbero omaggiato la vergine per ringranziarla per aver preservato gli abitanti del paese dalla peste che aveva colpito Bari a metà del 1600. Infatti si dice che il duca Odoardo Vaaz abbia ordinato di dipingere a calce viva tutto il centro storico, aggiungendo il colore azzurro in onore del velo della Madonna.

Confronto tra Casamassima e Chefchaouen

Casamassima rifugio di ebrei in fuga?

L’ipotesi di Pagliara, pur avendo motivazioni religiose, si basa su radici ebraiche. Per spiegare il collegamento che ha rintracciato tra le 4 città blu, parte con il parlare di Chefchaouen: “La città santa musulmana divenne rifugio di ebrei in fuga dalla Spagna durante l’Inquisizione, occupando le aree musulmane. La città fu dipinta con la polvere blu di tekhelel, un colorante naturale a base di frutti di mare, perché nella Bibbia viene comandato al popolo di Israele di utilizzare questo colore, tradizione portata avanti attraverso i secoli, e oggi gli abitanti, pur non ebrei, ‘rinfrescano la vernice’ sulle loro case, con il pigmento blu venduto in vasi”.

Comunità di ebrei in fuga furono ospitati anche a Jodhpur e a Safed: gli ebrei usarono la vernice blu per colorare le loro case. Safed in Israele divenne nel XV secolo rifugio per ebrei espulsi nel periodo dell’Inquisizione dai ‘Cattolicissimi Reali Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona’, detti ebrei sefarditi dall’ebraico Sefarad (Spagna), che mantennero tradizioni e usanze del periodo iberico.

Anche Casamassima ha ospitato ebrei in fuga che hanno dipinto le loro case di azzurro? Questo è ciò che afferma la Pagliara e ha trovato un collegamento utile per avvalorare la sua tesi: è legato alla figura di un ebreo sefardita, Miguel Vaaz de Andrade, uno dei maggiori mercanti di grano europei, rifugiatosi a Napoli nel 1580, ricchissimo grazie alla compravendita di grano pugliese.

Secondo l’architetta: “Nel 1609 comprò per 76.000 ducati il feudo di Casamassima devoluto al Regio Fisco dopo la scomparsa senza eredi della Baronessa D’Acquaviva e le terre di Rutigliano e Sannicandro ricche di grano. Nel 1612 acquistò Mola ottenendo il titolo di conte, dove si reca qualche volta risiedendo nel suo palazzo da cui può seguire la sua flotta impegnata in scambi commerciali nell’Adriatico, diventando sempre più potente e tirannico nei confronti della popolazione”.

Quindi Vaaz potrebbe aver portato una comunità ebraica nel borgo barese che quindi avrebbero dipinto di blu le mura delle case come riconoscimento. Ad avvalorare la tesi ci sono anche simboli ebraici nel centro di Casamassima: sulla casa seicentesca del rione Scesciola è presente un’apertura rotonda con una stella a sei punte, che ricorda appunto la Stella di David, simbolo molto diffuso nella Cabala.

Quale sia la verità, ancora non è chiaro. L’unica cosa sicura è che Casamassima è un paese davvero molto suggestivo grazie alla sua peculiarità e al colore azzurro del suo centro storico.

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