mercoledì, Agosto 10, 2022
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Eugenio Bennato: "Dobbiamo tutto all'amore e al genio di Eduardo De Filippo""

L'aneddoto raccontato da Eugenio Bennato ancora una volta sottolinea la grande capacità di comprendere il talento di Eduardo De Filippo

Dopo quarant'anni, Eugenio Bennato torna a suonare insieme a Giovanni Mauriello e Patrizio Trampetti e Fausta Vetere per commemorare la scomparsi di altri membri del gruppo folk che ha rivoluzionato la musica popolare: la Nuova Compagnia di Canto Popolare, la voce del popolo napoletano per moltissimi anni, che coniugando tradizione e modernità è riuscita ad entrare nel cuore di tutto, soprattutto quello di Eduardo De Filippo.

E' del 1971 il casuale incontro, tra il gruppo formato da Eugenio Bennato, Carlo D'Angiò, Roberto De Simone, Giovanni Mauriello e Eduardo De Filippo, all'interno del Conservatorio di San Pietro a Majella mentre i primi registravano il primo album a proprie spese. Eduardo ogni sera presentava 'Il Sindaco Del Rione Sanità' e attese la fine degli spettacoli per presentare i talentuosi musicisti a tutti i giornali proprio sul palco del proprio teatro, il San Ferdinando.

Prima di presentarli alla platea piena di spettatori e giornalisti, come racconta Fausta Vetere, disse: "Fate tre o quattro brani e vi chiedono il bis nun facite niente, devono pagare per vedervi suonare!" uscendo da dietro le quinte e salendo sul palco usò queste parole per definirli: "Ecco voi la Nuova Compagnia di Canto Popolare, presentano la Napoli che io amo."

Ma l'intervento del grande drammaturgo non si limitò ad una semplice presentazione come conferma Eugenio Bennato in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano : "Quando venne a sentirci nel 1972 dopo il concerto si presentò nei camerini e senza esibirsi in elogi o frasi fatte ci disse 'Quando c'è il popolo dietro non si può sbagliare'. Dopodiché ci portò nel suo teatro e poi al Festival dei Due Mondi di Spoleto: al bar c'erano Samuel Beckett che parlava con Luchino Visconti. Era presente tutta la cultura europea. E' stata incredibile la capacità di quell'uomo, che era già una leggenda, di incuriosirsi e andare a vedere quello che facevano dei ragazzi della sua città."

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