Il ‘Ponte Maledetto del Sud’: la prodigiosa storia di Giuseppe Velardi

Tutti i borghi del mondo hanno storie di fantasmi e spettri che si aggirano in luoghi oscuri, ma questa storia è stupefacente

Foto Facebook Cartoline da Catanzaro - Ponte di Siano


In tutti i borghi del mondo esistono racconti di fantasmi e spettri che si aggirano in luoghi oscuri, ma questo è davvero stupefacente: è la storia di un fantasma che per ottenere giustizia per la propria morte si impossessa di una giovanissima donna. La cronaca e il modo in cui tutta la vicenda si svolse scosse l’intera comunità, travolgendoli tra l’incredulità e l’orrore; questa è la storia del Ponte di Siano a Catanzaro, il ‘Ponte Maledetto‘.

Storia

Nel 1936 sotto il Ponte di Siano, il viadotto costruito nel 1930 per collegare la città al borgo di periferia, venne ritrovato il corpo senza vita di Giuseppe Velardi. La polizia e il medico legale definirono l’accaduto un suicidio: il giovane si sarebbe tolto la vita per cause sconosciute. Mai né la famiglia né le persone che conoscevano l’uomo hanno mai creduto a questa ipotesi, ma il caso venne comunque come suicidio.

Tre anni dopo l’accaduto la 14enne Maria Talarico, mentre attraversava il Ponte con delle amiche, d’improvviso sembrò perdere coscienza di sé, fino a quando con un tono di voce scuro e maschile cominciò a parlare di un’assassinio. Condotta a casa, divenne chiaro che qualcosa non andasse e si cominciò a pensare che la piccola fosse posseduta.

Con voce che non le apparteneva chiedeva a gran voce di poter vedere sua madre (non riconoscendo la propria madre), urlando di essere stato ucciso, di essere stato ingannato. In preda alla preoccupazione la famiglia Talarico chiamò le autorità che quando interrogarono la ragazza ebbero in cambio una storia raccapricciante: Maria diceva di essere Giuseppe Velardi che 4 individui (di cui fornì nome e cognome) l’ avevano dapprima avvelenato e poi condotto sotto il ponte; dopo averlo denudato hanno cominciato a bastonarlo fino ad ucciderlo.

Maria descrisse fin nei minimi dettagli la scena, con particolari molto macabri che solo la polizia ed ovviamente il morto potevano conoscere. Tutto ciò alimentò la convinzione che Giuseppe fosse stato ucciso e che l’ipotesi di suicidio fosse solo un ingiustizia. Ma la testimonianza di Maria non venne mai accolta poiché priva di prove concrete. Dopo l’accaduto il Ponte di Siano è chiamato il ‘Ponte Maledetto’ dove si racconta che vi si aggirino moltissimi spettri: per esorcizzarne il percorso è stata posta l’icona della Madonna del Porto, come invito alla preghiera per le anime in pena.