Il primo artista al mondo ad incidere un disco era del Sud

L'eccellenza della lirica mondiale un'eccellenza meridionale che ha donato la meraviglia attraverso la sua voce



Enrico Caruso nasce a Napoli nel 1873, da una famiglia di umili origini e per questo che cominciò a lavorare fin da piccolo continuando gli studi alla scuola serale. Il suo talento vocale venne notato e poi nutrito dai maestri Schirardi e De Lutio con rappresentazioni d’opera. Dopo il 1888 viene notato da Saverio Mercadante mentre canta ad un funerale, il maestro lo presenta a Guglielmo Vergine, l’insegnante di canto che gli permetterà di affinare le sue doti artistiche.

Dopo esser stato congedato dal servizio militare cominciò ad esibirsi in moltissimi teatri a Napoli e provincia, nel 1897 ebbe il suo esordio al Teatro Lirico di Milano nel ruolo di Federico nell’opera L’ Alesiana di Francesco Cilea, ebbe il ruolo di Loris in Fedora di Umberto Giordano riscuotendo sempre maggior successo. Cominciò così la sua carriera in tour per l’Europa (Montecarlo, Londra, Roma e Lisbona) e in Russia.

Nello stesso periodo avrà una relazione con Ada Botti Giachetti (una cantante lirica sposata che lo abbandonerà dopo 11 anni d’amore) e continuerà la sua carriera interpretando ruoli sempre più importanti che daranno sempre più lustro al suo talento innato: Iris di Pietro Mascagni (Osaka), la Gioconda di Amilcare Ponchielli, Faust di Wolfgang Von Gothe.

Nel 1900 eseguì La Bohème di Giacomo Puccini al Teatro La Scala di Milano, nel 1901 tornò nella sua città natale, Napoli, per interpretare “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, questa fu la sua ultima esibizione al Teatro San Carlo di Napoli. Ci sono varie storie per cui, Enrico Caruso non volle più tornare a cantare a Napoli: la prima racconta Caruso fosse stato fischiato per un’ esibizione poco convincente in cui le il venne criticato il suo registro canoro ( era considerato più portato per essere un baritono che un tenore); un’altra racconta l’esatto opposto che Caruso fosse salito in scena visibilmente emozionato e che tale emozione venne premiata dall’intera sala con applausi e richieste di bis interminabili.

Probabilmente furono le critiche ricevute da Saverio Procida, un ‘opinionista su “Il Pungolo” (giornale che seguiva le vicende teatrali nel 900′) a infastidire l’artista al punto tale che decise di non far mai più ritorno sulle scene del teatro napoletano. Dal 1901 in poi infatti, Caruso non si esibì mai più in nessun teatro né napoletano né italiano, partendo per l’America dove ebbe un successo grandissimo.

Questo è stato il periodo in cui Caruso divenne una star internazionale, firmando un contratto con il “Metropolitan” di New York dove inciderà il primo disco “Vesti la giubba” dall’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo anzi, il primo disco della storia della musica (1903- 1904). Da qui il successo non conosce confini, incide altri dischi ed è il protagonista di numerosissime opere liriche in giro per il mondo.

Il lunghissimo tour che comprese tutto il Nord America del 1920 fu il principio dei sui problemi di salute, che confluirono nella diagnosi di pleurite infetta. Dopo un intervento al polmone sinistro nel Dicembre del 1920, trascorse la sua convalescenza a Sorrento(come ci ha raccontato Lucio Dalla nella sua commovente “Caruso”). Quando le sue condizioni peggiorarono ancora, venne chiamato il Medico Giuseppe Moscati per dargli tutto il supporto medico possibile, ma la chiamata fu vana. Caruso morì il 2 Agosto del 1921, a soli 48 anni, con accanto la sua amata moglie Dorothy Benjamin sposata nel 1918 e i suoi più cari amici.

La fama della voce di Enrico Caruso può essere spiegata attraverso il talento naturale che egli stesso aveva forgiato con una dedizione tale da creare una tecnica vocale molto personale che gli permise di eliminare ogni tipo di difetto per fare spazio a interpretazioni canore piene di impeto e carisma. La seduzione creata della sua voce scura e virile non ha ancora, a distanza di tanti anni, trovato un degno erede.