Al Sud c’è un castello in cui vaga una ‘Dama bianca’: la leggenda

Un castello in un meravigliosa cornice naturale è dimora di una donna vestita di bianco che vaga tutta la notte e attende



Il Castello Ducale Cantelmo si trova nella provincia di Pescara, in Abruzzo, e domina tutta la Conca Peligna. Edificato da Giacomo Cantelmo tra il 1000 e 1015, intorno ad una Torre Lombarda del IX sec ha visto avvicendarsi molte storie al suo interno, ma una è davvero commovente.

La leggenda della ‘Dama bianca’

Si racconta che ogni giorno da innumerevoli anni, dopo il tramonto due gocce di sangue a forma di cuore materializzino uno spirito, la “Dama bianca”, una donna in abito bianco che vaga tutta la notte nelle rovine del castello, aspettando una donna giovane e innamorata per raccontale la sua storia e mostrarle il sangue nella sua forma di cuore.

Una notte gelida del 1676, Carlo Monaldeschi e Petrossi cavalcavano verso il castello di Cantelmo a Popoli. Carlo era turbato, così tanto che Petrossi se ne accorse e chiese al suo amico, cosa lo agitasse; Carlo pensava ad una donna, Diana Gaetani d’Aragona, moglie di Giuseppe II Cantelmo Duca di Popoli. Confessò a Petrossi il suo folle amore per la duchessa e che ella soffriva le angherie da parte del suo nobile marito.

Petrossi, il furbo, suggerì all’innamorato compagno di rapire la duchessa Diana. Ovviamente, l’accecato d’amore accettò immediatamente l’idea del rapimento e l’aiuto del sagace amico, ma avrebbe tardato il rapimento, fin quando Restaino, fratello del Duca, non avesse condotto una parte dell’esercito lontano da Popoli.

Diana Gaetani d’Aragona, quella stessa notte, era nelle sue stanze affranta dalle sue pene. A mezzanotte sentì dei fischi in lontananza, subito e silenziosamente si recò nel cortile ed aperta una piccola porta sul muro di cinta vi entrò il suo amore: Carlo.

Carlo parlò a Diana, tenendola per mano, le disse che con l’aiuto di pochi uomini di fiducia l’avrebbe liberata dal giogo a cui era costretta, attendeva solo che l’esercito si dirigesse altrove. La bella duchessa rispose che avrebbe dato l’anello del loro primo incontro ad un fidato servo, così che Carlo potesse agire al momento propizio.

Così parlando, già assaporando la libertà del proprio affetto i due si abbracciarono e abbassarono la guardia persi nei propri sentimenti. Uno sparo improvviso dalle mura della torre li ridestò dal sogno, cercarono invano di fuggire ma gli innamorati vennero presi e lui imprigionato. Il Duca aveva in serbo un trattamento particolare per il Cavaliere Carlo Monaldeschi, un trattamento crudele.

All’alba Giuseppe II Cantelmo fece condurre il giovane innamorato nella sfarzosa sala, lo fece sedere accanto alla grande tavola, si sedette anch’egli e diede l’ordine di condurre all’interno anche Diana, la Duchessa. Carlo molto teso, non capiva quali fossero le intenzioni del Duca, ma non appena sua moglie entrò ascoltò l’idea malvagia.

Sulla grande tavola c’erano due pistole, le palle di piombo e la polvere da sparo. La duchessa doveva caricarne una soltanto e scegliere chi di loro due dovesse vivere o morire. Diana uscì dalla grande sala, tornò vestita di bianco e con le due pistole che consegnò all’uno e all’altro. I due presero posizione, ella appena sentì il lieve scricchiolio dei grilletti si posizionò al centro, a metà strada tra l’uno e l’altro.

La Duchessa morì, colpita al cuore e alla testa, morì per mano di chi la possedeva, morì per mano di chi l’amava.