La storia di Riccardo: dal Sud a Bergamo per curare i pazienti a domicilio

Dal Sud a Bergamo per curare i pazienti a domicilio. E' la storia di Riccardo Munda, medico di base siciliano che lavora al Nord: in piena emergenza sanitaria ha salvato tantissime vite grazie alla sua assistenza da casa. Originario di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, Riccardo ha 39 anni e da sei lavora a Selvino, nel bergamasco.

Dal momento in cui è esplosa la pandemia da Coronavirus, il dottore siciliano è impegnato in prima linea per dare il suo aiuto ai pazienti, malati di Covid o con altre patologie, garantendo continuamente assistenza dalla propria abitazione: giorno e notte riceve telefonate e prende appuntamenti, anche con chi non rientra tra i suoi assistiti, spostandosi se necessario anche più lontano da Bergamo, come Torino e Brescia.

Solitamente il suo lavoro da medico di famiglia lo svolge tra Selvino e Nembro, due paesi particolarmente colpiti dall'emergenza sanitaria nel periodo del primo lockdown tra marzo e maggio scorso. Col tempo si è fatto conoscere in varie zone della Lombardia, e ogni giorno viene contattato da tutti coloro che trovano difficoltà a ricevere assistenza.

La sua bellissima storia in questi giorni è finita sulle pagine del Corriere della Sera: "L'altro giorno sono andato in un paese vicino Torino. Ho visitato una signora, una malata oncologica, che era arrivata a 92 di saturazione. Ora sta meglio e mi benedice", ha raccontato il medico. Una volta terminati gli studi Riccardo Munda ha deciso di fare domanda per entrare nella guardia medica al Nord. Così è stato contattato dall'Asl di Bergamo, città in cui si dedica anima e corpo ai pazienti da oltre sei anni.

L'emergenza Coronavirus non l'hai mai fermato, anzi. Ha tenuto sempre fede al giuramento di Ippocrate: "Visite tutti i giorni e assistenza domiciliare integrata - ha spiegato Munda al Corriere della Sera - Terapie personalizzate con i farmaci più adatti, a cominciare dagli antibiotici integrati tra loro, mucolitici e ossigenoterapia dove serve e poi l'aiuto di un'infermiera per le flebo della reidratazione.

A Selvino e Nembro abbiamo una ragazza, Sara, che si è fatta in quattro per non lasciare indietro nessuno. Senza di lei non avremmo ottenuto quei risultati. E' una procedura faticosa; rischiosa, certo, perché puoi infettarti, ma funziona. E invece a casa le persone sono morte perché non sono state assistite per giorni e giorni".