Il giaco, il frutto esotico molto diffuso al Sud che ha il sapore della porchetta

Il giaco è un frutto davvero molto particolare, dal gusto delicato, a metà tra una mela e un'ananas, ma se cotto ha il sapore della porchetta



Non solo frutti autoctoni, al Sud sono molto diffusi anche prodotti esotici che hanno però trovato terra fertile e consensi, divenendo presto molto amati. Tra questi c’è il giaco, un frutto davvero molto particolare, dal gusto delicato, a metà tra una mela e un’ananas. Ma il suo tratto distintivo è davvero singolare: e se viene cotto, infatti, sa di carne, precisamente di porchetta!

Il giaco, il cui nome scientifico è Artocarpusheterophyllus, è un frutto simbolo del Bangladesh ma è apprezzato e diffuso in tutto il Nord-Est Asiatico, dove lo chiamano Kathal. Esso è diffuso un po’ ovunque, e gli inglesi lo chiamano Jackfruit. La sua forma è simile ad un cocomero allungato con una corteccia spessa, ruvida e piena di bernoccoli, e le sue dimensioni sono molto grandi, tant’è che è conosciuto come il frutto più grande che conosciamo sulla Terra (arriva a pesare anche una cinquantina di chili).

Il gusto è delicato, come detto, ma se cucinato è simile a quello della porchetta, ecco perché potrebbe addirittura sostituire la carne ed essere un grande vantaggio per gli amanti del vegetariano e vegano. Per quanto riguarda le proprietà, il giaco ne è ricco: è pieno di vitamine e potassio con un forte potere energizzante. Inoltre, apporta notevoli benefici alla salute e alla pelle. E’ ricco di vitamina C, vitamina A, fa bene alla pelle e ai capelli; è antiossidante e contrasta i radicali liberi; è utile nei processi di guarigione delle malattie a carattere virale; possiede vitamina B (B1 e B6) ed altri minerali come manganese, ferro, magnesio, potassio e calcio; viene definito energizzante naturale grazie agli zuccheri presenti (fruttosio saccarosio).

I frutti vengono solitamente consumati freschi o inscatolati per l’esportazione, disidratrati o fritti sotto forma di chips. I frutti poco maturi invece si possono ridurre a farina per varie specialità esotiche, o anche cucinati come i frutti del congenere albero del pane (Artocarpus altilis).

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