Lavorare al Nord vivendo al Sud: raddoppia la ricerca di case nelle città meridionali

In questa estate le province del Sud Italia hanno ribaltato la classifica delle città preferite in termini di crescita anno su anno



E’ sempre stata un’utopia, eppure l’emergenza Coronavirus ha dimostrato che non è poi così impossibile. Lavorare al Nord vivendo al Sud, perché no? E’ su questa idea che puntano da alcuni mesi alcuni professionisti italiani, che stanno cercando di rendere realtà l’idea del south working”, per permettere ai meridionali di lavorare in condizioni economiche più favorevoli, direttamente dalla loro terra d’origine.

Una conferma a questa idea emerge da una analisi di Casa.it, e riguarda la crescita registrata anno su anno su alcune regioni e province del Sud che hanno più che raddoppiato le ricerche degli immobili. Come riporta Il Sole 24 Ore, in questa estate le province del Sud Italia hanno ribaltato la classifica delle città preferite in termini di crescita anno su anno. Nella top ten delle province, 7 sono nel Sud Italia. Salgono sul podio Foggia e Cosenza, che durante il periodo estivo 2020 sono cresciute rispettivamente del +167%, +126 per cento. La provincia sarda di Sassari occupa la 4° posizione con un +125% seguita dalla provincia Pugliese di Barletta-Andria-Trani con un +124% e da quella siciliana di Palermo con un +123 per cento. Chiude la classifica ancora una provincia sarda con un raddoppio secco di ricerche nella provincia di Cagliari.

Con il lockdown, la casa è tornata al centro dei pensieri di molti italiani, e lo smart working, che entrerà sempre di più tra le modalità di lavoro, è destinato a cambiare anche la domanda in questo senso. Purtroppo, il limite di molti borghi italiani, soprattutto meridionali, è la mancanza di infrastrutture, prima fra tutti la banda larga. Sarebbe quindi importante utilizzare i fondi Ue per colmare il gap digitale delle aree periferiche del Paese, dando così la possibilità di mercato ad aree bellissime ma poco spendibili attualmente.

Nei prossimi mesi, con l’evolversi dell’emergenza Coronavirus, si capirà ulteriormente se il south working sia destinato effettivamente a diventare la nuova frontiera del lavoro in Italia.

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