Il racconto della strega della Reggia meridionale

Alla scoperta di una vicenda ambientata in un importante edificio del Sud.

Grandi Giardini
La Reggia di Caserta


Il Meridione e le sue bellezze architettoniche fanno da sfondo a numerose leggende.

L’eco di una di queste ci arriva dalla Campania e ha come “palcoscenico” un incantevole e suggestivo Palazzo Reale, fiore all’occhiello dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

Ci riferiamo alla Reggia di Caserta, dal 1997 Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il progetto fu voluto dal re di Napoli Carlo di Borbone, che affidò i lavori all’architetto Luigi Vanvitelli. Iniziati nel 1752, terminano nel 1845.

In questo splendido edificio si svolgono gli avvenimenti che vedono protagonista Rossella. Costei era una bellissima ragazza, figlia di un pescatore. Non solo era bella, ma pure buona e fu per questo che il principe Andrea decise di sposarla. Ciò provocò la rabbia delle nobildonne del regno.

Anche le aristocratiche ambivano alla mano del nobile e mal sopportavano il fatto che il suo cuore battesse per una giovane di umili origini. Così, decisero di rivolgersi ad una strega, la quale consegnò loro una rosa maledetta. Il giorno delle nozze Rossella ebbe in dono il fiore, lo annusò e, per effetto del maleficio, si trasformò in un’orribile vecchia.

Spaventata e infelice, si recò a Benevento per chiedere aiuto ad un’altra megera. Questa le disse che solo il bacio di un principe avrebbe spezzato l’incantesimo. Convinta che la maga facesse riferimento ad Andrea, tornò in fretta e furia a Caserta e si presentò al cospetto del suo amato. Tuttavia, questi si convinse che la terribile donna che aveva di fronte fosse una strega e avesse fatto sparire l’amore della sua vita.

La presunta colpevole fu, quindi, rinchiusa in una grotta nel parco della Reggia mentre, per il resto della sua vita, Andrea andò alla ricerca della donna amata. Chiaro che non riuscì mai a trovarla e, dopo diversi anni, morì per il dolore. Intanto, Rossella continuò a vivere nella caverna dove era stata confinata, con le sembianze di una vecchia e ritenuta da tutti una fattucchiera, nonstante fosse sempre gentile. Un giorno il re organizzò una battuta di caccia, cui partecipò anche il principe austriaco Ulrico.

Nel corso del caccia, l’uomo scoprì per caso l’antro e si imbattè in colei che lo abitava. Le chiese se avesse bisogno di qualcosa e lei, colpita dalla gentilezza di quello straniero, gli regalò un ramo di pungitopo da portare al collo, come portafortuna. Il nobiluomo tornò al suo impegno, il quale, purtroppo, si concluse in tragedia. Infatti, nel tentativo di salvare il sovrano dalla carica di un cinghiale, Ulricò morì. Quando ciò accadde, Rossella gridò in preda al dolore, richiamando l’attenzione del monarca e dei suoi uomini. Il re ordinò l’arresto della strega che, di sicuro, aveva ordito la morte dell’ospite austriaco. Prima di essere portata via, la giovane chiese di poter vedere per l’ultima volta la persona che, per prima, dopo molto tempo, gli aveva mostrato un po’ di gentilezza.

Fu in tal modo, provando ad accarezzarlo, che Rossella si punse con una spina del pungitopo e una goccia del suo sangue cadde sulla bocca di Ulrico, facendolo tornare in vita. Il principe si risvegliò e la baciò. In quel momento la maledizione fu spezzata e la ragazza tornò ad essere quella di un tempo. E, trascorsi alcuni giorni, i due si sposarono e partirono per un viaggio di nozze che, sembra, duri ancora oggi.