Coronavirus, al Sud le mascherine le fanno anche i detenuti in carcere

Dal Sud arriva un messaggio social importante: le mascherine saranno prodotte anche dai detenuti in carcere



Per superare i momenti difficili serve l’aiuto di tutti, e questo può arrivare anche dai luoghi più complessi della nostra società. Ecco perché in periodo di emergenza Coronavirus è importante anche il sostegno che arriva dal carcere di Sulmona, in Abruzzo, dove saranno prodotte delle mascherine da parte dei detenuti e degli addetti al penitenziario.

Nella struttura nascerà un vero e proprio laboratorio, dove alcuni detenuti, appositamente selezionati per questo progetto, produrranno delle mascherine, coordinati nel lavoro da un tecnico di sartoria.

Le mascherine saranno utilizzate sia per il personale e per i detenuti all’interno del carcere, sia potranno essere donate alla collettività. Il laboratorio, messo su per l’emergenza, è dotato di tutti i comfort in materia di sicurezza e salubrità e risponde ai criteri imposti dal protocollo anti covid.

“Non possiamo che sottolineare, quindi, l’ottima impostazione data dagli addetti ai lavori alla struttura penitenziaria – hanno spiegato in una nota Franco Migliarini segretario regionale Uil PA Polizia Penitenziaria e Mauro Nardella segretario generale territoriale –  il che non può che portarci ad affermare che il penitenziario di Sulmona stia rappresentando sempre più uno dei fiori all’occhiello dell’ intera Amministrazione Penitenziaria”.

Quello che proviene da Sulmona non è solo un messaggio socialmente positivo, ma ricorda l’importanza dell’utilizzo e della produzione di questi dispositivi di sicurezza.

Nonostante l’emergenza Coronavirus sia migliorata in Italia, infatti, i contagi sono ancora diffusi, per cui è necessario per tutti continuare ad osservare tutte le misure di contenimento indicate dal Governo, a partire dall’utilizzo di mascherine e guanti.

Proprio a questo proposito, qualche giorno fa vi abbiamo raccontato di un’azienda lucana che sta producendo mascherine da vendere a soli 20 centesimi, a un prezzo quindi che sarebbe il più basso d’Italia. Anche questo è un altro gesto del Sud per aiutare i cittadini a reperire i dispositivi ma a un prezzo accessibile a tutti.