Coronavirus, scienziata meridionale nel progetto di un nuovo ventilatore polmonare

Il dispositivo sarà usato per curare i pazienti Covid in terapia intensiva ed è stato progettato per essere realizzato in maniera semplice e veloce in ogni parte del mondo

Giuliana Fiorillo
Foto Facebook Giuliana Fiorillo


Tra i protagonisti del progetto MVM, il Milano Ventilatore Meccanico, dispositivo innovativo per la respirazione assistita spicca anche il nome di una docente dell’Università Federico II di Napoli, Giuliana Fiorillo, professoressa ordinaria al Dipartimento di Fisica “Ettore Pacini”. A pubblicare la notizia con soddisfazione è il sito dell’ateneo meridionale che riporta in un comunicato il progetto internazionale del nuovo ventilatore meccanico nato da un’idea che mette insieme Cristiano Galbati di GSSI, INFN e Università di Princeton.

Il dispositivo sarà usato per curare i pazienti Covid in terapia intensiva ed è stato sviluppato in poco più di un mese da un’ampia collaborazione scientifica internazionale, ottenendo la certificazioni EUA, Emergency Use Authorization e della FDA Food and Drug Administration degli Stati Uniti. Il respiratore MVM è stato realizzato per essere creato in maniera semplice e veloce in ogni parte del mondo: il suo è un design meccanico basato su componenti di ampia reperibilità sul mercato ed è caratterizzato da un progetto ad accesso libero.

In Italia il progetto ha avuto il supporto di INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Milano Bicocca, Milano Statale, Napoli Federico II, Pisa, Bergamo, GSSI Gran Sasso Science Institute, degli Istituti STIIMA e ISTP del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche. “L’ Università degli Studi Federico II di Napoli è tra i proponenti del progetto MVM con la professoressa Fiorillo, membro del gruppo di coordinamento internazionale che mantiene i contatti con tutti coloro che vogliono offrire contributi, e con i ricercatori/aziende di Paesi terzi che vogliono replicare il progetto. Sotto la sua direzione, un gruppo di ricercatori universitari e dell’INFN è al lavoro su uno dei primi prototipi del ventilatore per effettuare i test di validazione necessari alla certificazione”, si legge nel comunicato dell’Università Federico II.

“Si è trattato di una impresa simile a quelle che siamo abituati a intraprendere per gli esperimenti di fisica fondamentale cui partecipiamo. Siamo in qualche modo allenati a trattare problemi complessi in modo semplificato e a non mollare finché non abbiamo un piano dettagliato per risolverli. La certificazione Emergency Use Authorization della FDA costituisce un successo importante perché questo sviluppo possa dare i suoi frutti, dimostrando la solidità del progetto per affrontare l’emergenza “, ha dichiarato la docente meridionale Giuliana Fiorillo.