Coronavirus, la storia di un infermiere impegnato in un ospedale del Sud

In questi mesi difficili il personale sanitario sta lottando con tutte le sue forze per combattere il nemico invisibile. Il racconto emozionante di un infermiere impegnato in un ospedale meridionale

Infermieri


Da un ospedale del Sud arriva il racconto di un dipendente sanitario dell’Asl impegnato in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus. Si tratta dell’infermiere Dino Carbone. Da 23 anni lavora nel reparto di Rianimazione del Presidio Ospedaliero “Santa Scolastica” di Cassino nell’Asl di Frosinone. Iniziata l’emergenza sanitaria, l’infermiere è stato chiamato da un mese a dare il suo importante contributo presso l’Asl abruzzese di “Chieti-Lanciano-Vasto” in cui sta lavorando giorno e notte per assistere i pazienti affetti da Covid-19.

A raccontare la sua storia è il quotidiano ciociariaoggi: “Vedere le immagini di colleghi stremati dalla stanchezza e dagli occhi impauriti ha messo in moto dentro di me questo irrefrenabile desiderio di rendermi utile – ha spiegato l’infermiere Dino Carbone – Prima ho inviato una mail alla Regione Lombardia per offrire il mio aiuto, ma non ho avuto risposta. Poi, quando la Protezione Civile Nazionale ha chiesto cinquecento infermieri da inserire nella task force, mi sono subito candidato. Così sono stato chiamato e assegnato all’Abruzzo”.

In questo momento drammatico che dura da due mesi, il personale sanitario sta lottando con tutte le sue forze per abbattere il nemico invisibile che ha cambiato radicalmente le nostre vite, dando un sostegno costante a chi sta soffrendo e combattendo in prima persona perché colpito dal virus, preoccupato di non farcela. Così gli “eroi delle corsie” con le loro tute bianche sono scesi in campo per aiutare e dare conforto ovunque ce ne sia bisogno.

Ma l’infermiere Dino Carbone, così come tanti altri, non si reputa affatto un eroe: “Non sono un eroe perché il mio lavoro non lo sto facendo con un mantello e non riesco a volare, ma l’uniforme che indosso in questa mia esperienza è composto da una tuta bianca con mascherina FFP2, occhialini di protezione, visiera e copriscarpe. Ho trovato una grande organizzazione anche in questa Asl diretta da Thomas Schael – ha continuato l’infermiere impegnato in Abruzzo – quello che faccio qui non è altro che il mio lavoro, l’infermiere. Ho avuto l’onore di conoscere tantissime belle persone tra infermieri, Oss, medici e anche al di fuori abbiamo avuto una ospitalità talmente bella che non riesco neppure a trovare le parole per descriverla”.

 

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