Parkinson, al Sud nasce un “Ospedale virtuale” per affrontare la malattia

Attualmente gli incontri si svolgono sulla piattaforma Zoom e raccolgono ogni giorno circa 70-80 persone: il progetto si basa sulla partecipazione diretta dei pazienti

Morbo di Parkinson


In questa fase di emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del Coronavirus, tante associazioni, strutture ospedaliere e centri di ricerca si stanno mobilitando per offrire assistenza anche a chi soffre di altre patologie. È il caso del Centro per lo studio e la cura della malattia di Parkinson dell’Irccs Neuromed di Pozzilli in Molise e l’Associazione ParkinZone, che stanno portando avanti il progetto che prevede l’utilizzo di tecnologie telematiche per mantenere i contatti con tutti coloro che sono affetti da questa malattia e necessitano di aiuto.

Un progetto innovativo di medicina partecipativa in cui i pazienti possono porre le loro domande in diretta ed essere seguiti dagli esperti nei percorsi di attività fisica attraverso delle vere e proprie classi virtuali. “L’idea – ha spiegato Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson – nasce dal concetto di espressione libera, in un rapporto diretto tra pazienti, medici ed esperti”.

Attualmente gli incontri si svolgono sulla piattaforma Zoom e raccolgono ogni giorno circa 70-80 persone. Tra i temi trattati troviamo: creatività e Parkinson, ruolo della fisioterapia, mindfulness e stress, problemi personali e microbiota, disturbi della vista, Parkinson avanzato e terapie correlate, chirurgia del Parkinson, teatro, danza, nutrizione, genetica del Parkinson e disturbi del controllo degli impulsi.

L’intera iniziativa si basa sulla partecipazione diretta dei pazienti dell’associazione. “Abbiamo soprattutto cercato – ha spiegato Andrea Spila, volontario di ParkinZone e professionista nel campo delle tecnologie di comunicazione – la massima facilità di utilizzo, sia al computer che al cellulare. Le tecnologie che stiamo impiegando e le modalità di interazione sono rivolte a mantenere il clima di rapporto uno ad uno tra paziente e professionista sanitario, ma anche a creare il senso di una vera comunità. Comunità che, tra l’altro, si è estesa già a livello internazionale. Alcuni collegamenti, infatti, si sono svolti in collegamento con un’associazione di pazienti di Londra. Un dialogo in diretta con traduzione simultanea, proprio come se fossimo tutti presenti in una sala”.

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