Coronavirus, un nonno meridionale di 97 anni cuce le mascherine per tutti

Nell'era del Coronavirus sono tante le storie che commuovono ed emozionano. Tante vengono dal Sud, dove c'è una sensibilità forse unica al mondo. Una di queste è quella di Pasqualino Favale, un nonnino di 97 anni, che sta cucendo con le sue mani le mascherine di protezione per i suoi nipotini.

Pasqualino, come racconta La Gazzetta del Mezzogiorno, vive a Lecce e ha una storia difficile alle spalle, quella della deportazione e della schiavitù, e oggi sta rivivendo in un certo senso la stessa momentanea privazione della libertà. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu uno dei tanti "schiavi di Hitler". Erano forse oltre un milione. Dopo l'Armistizio non sapevano più chi fossero gli Alleati e chi i nemici. Così, gli Internati Militari Italiani finirono sui carri bestiame come ostaggi e armi di ricatto contro Mussolini. Viaggiarono per l'Europa, poi furono costretti a lavorare pesantemente in industrie e miniere.

Pasqualino aveva poco più di 20 anni. Durante la guerra era un aviere scelto e volava sull'Albania, poi i tedeschi lo portarono in Polonia, in una fabbrica: "Durante la permanenza nel campo di concentramento di Thorn, spesso da noi italiani venivano a trovarci militari tedeschi e fascisti italiani per convincerci a collaborare con loro. In cambio ci avrebbero liberati. Alcuni dei miei compagni, terrorizzati, aderirono. Speravano di poter riabbracciare i loro cari. Io rifiutai, sarei dovuto andare contro i miei fratelli, la mia terra?"

Così, per molti mesi fu lontano dalla sua famiglia senza averne alcuna notizia. Decise di resistere e non di collaborare, lavorando ogni giorno, al freddo e alla fame, in condizioni disumane.

Poi, il 2 aprile 1945, arrivò la libertà. Così Pasqualino andò prima a Como, poi raggiunse la sua Puglia. E così il matrimonio, il trasferimento a Lecce, due figlie e quattro nipoti. E poi il lavoro. Pasqualino è un ex poliziotto, ha lavorato anche in Questura.

E lui, che conosce bene le maschere, avendo indossato quelle antigas, ora in quarantena trascorre le giornate tra settimana enigmistica e mascherine, stavolta quelle in stoffa, che lui stesso cuce per la sua famiglia e per chiunque le richieda.