Coronavirus, da un laboratorio meridionale del Cnr una speranza per la cura

Dal Sud arriva una speranza nella lotta al Covid-19 grazie a uno studio in elaborazione in un laboratorio barese per porre nuove basi nella tanto rincorsa ricerca di una cura. Ad effettuarla è un team di ricercatori dell'Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibiom-Cnr) guidati dal professore Graziano Pesole all'Università di Bari.

Secondo lo studio condotto dagli studiosi meridionali il patrimonio genetico del Coronavirus cinese è lo stesso individuato in Europa e in America. Ciò vorrebbe dire che se il virus non dovesse trasformarsi, le tecniche per combatterlo in Cina potrebbero essere applicate e funzionare anche in Occidente. La scoperta meridionale è stata riportata sulle pagine del quotidiano Repubblica e arriva grazie a un'analisi bioinformatica comparativa condotta su più di 1.100 genomi virali.

La recente ricerca è stata realizzata in collaborazione con il dipartimento di Bioscienze dell'Università Statale di Milano. "Alcuni dei nostri ricercatori - ha raccontato il direttore dell'Ibiom Sergio Giannattasio - sono impegnati in proposte di progetto che se finanziate ci consentirebbero di lavorare su quelle che sono le nostre competenze: l'interazione tra le proteine del virus e le cellule ospiti. Studi che potrebbero portare all'identificazione di nuove terapie anti-virali, non vaccini, da tradurre poi a livello clinico".

In totale sono 35 i ricercatori coinvolti in questo nuovo lavoro per la cura. Presso l'Ibiom, dove si sta svolgendo lo studio, si ricercano le trasformazioni chimiche delle cellule e ciò che accade al loro funzionamento quando sono colpite da una malattia, in questo caso dal Coronavirus. Dal 1969 l'Università barese rappresenta un punto di riferimento nazionale ed internazionale per la biogenetica mitocondriale grazie al successo delle ricerche della squadra del professore Ernesto Quagliarello. Per gli straordinari risultati ottenuti nel campo, fu così che la Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, decise di creare un centro studi per affiancare e supportare il lavoro svolto nei laboratori dell'Università barese.