sabato, Gennaio 22, 2022
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Alla scoperta della Falanghina, il vitigno del Sannio

Tutto quello che c'è da sapere su un'uva caratteristica del Sud Italia.

Chi ama gustare un buon vino, non può non sorridere quando pensa alla Campania. Infatti, questa regione può vantare ben 15 denominazioni di origine controllata, 4 denominazioni di origine controllata e garantita e 10 indicazioni geografiche protette.

Va da sé, perciò, che le province campane siano uno dei luoghi adatti per chi intede avventurarsi in un tour enologico. E questo "giro turistico" non può ritenersi completo se non si assapora il vitigno a bacca bianca conosciuto come Falanghina. È diffuso nel casertano, nel napoletano (zona dei Campi Flegrei) e nel Sannio. E, non a caso, è dal territorio di Benevento che arriva il tipico doc "Sannio Falanghina", che si produce anche come passito e spumante.

Il Sannio Falanghina è composto all'85% dall'uva omonima, mentre, per il resto, è permesso l'utilizzo anche di altra uva bianca non aromatica, però, sempre della provincia beneventana. Quest'ultima è divisa in 4 sottozone di produzione che sono Guardia Sanframondi (o Guardiolo), Sant'Agata dei Goti, Solopaca e Taburno. Probabile derivi da infruttescenza di origine greco-balcanica, importata in età antica dai coloni ellenici. Il nome discende dalla pratica di assicurarlo a dei pali di sostegno, in greco, per l'appunto, "falange".

Plinio il Vecchio lo celebra e molti poeti ne hanno cantato il sapore. Bevuto, prima, dagli imperatori di Roma e, poi, dai sovrani di Napoli, era incluso nella carta dei vini dei Papi. Si coltiva in zone collinari, dal clima caldo e secco. Ha grappoli grandi, dalla forma oblunga o tondeggiante. Si raccoglie tra l'ultima settimana di settembre e la prima di ottobre. Oggi, la vinificazione avviene in contenitori d'acciaio, così da preservarne la fragranza aromatica. Il vino ricavato in purezza (100% vitigno Falanghina) ha un colore giallo paglierino, con riflessi che tendono al verde. Il sapore è morbido, fresco, caratterizzato da un'ottima acidità.

Lo spumante è più chiaro e brillante, dalla fragranza delicata, invece, dal punto di vista cromatico, il passito è più intenso, quasi dorato, dall'aroma di albicocca e miele. Invece, il vino si contraddistingue per profumi intensi con note floreali (esemplari della macchia mediterranea), fruttate (mela verde, pera) e, magari, balsamiche e speziate (basilico e sambuca). Si consiglia di berlo come aperitivo. È adatto, comunque, per essere abbinato anche con le minestre di legumi, la pasta con i frutti di mare, il riso e le zuppe di funghi. Ancora, lo si può accostare ai crostacei, alle carni bianche e al pesce grigliato o fritto.

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